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Blocco 11 - Blocco della morte PDF Stampa E-mail
Domenica 28 Settembre 2008 18:54
Il blocco n. 11, esternamente non dissimile dagli altri blocchi, chiamato dai prigionieri "Il blocco della Morte" era isolato, chiuso sempre a chiave e denominato prigione del campo. Il cortile di questo blocco era circondato da un alto muro. I cesti di legno sulle finestre del blocco vicino, servivano ad impedire che si osservassero le scene che avvenivano sul cortile saturato dal sangue di circa 20000 prigionieri fucilati presso "il Muro della Morte". Nel pianterreno e nelle celle situate nei seminterrati di questo blocco, tutto è rimasto come allora. La storia del blocco n. 11 è tragicamente ricca di contenuto70. A differenza degli altri blocchi, qui il guardiano era sempre un uomo delle SS. Oltre ai funzionari dei prigionieri (blocchista, scrivano e capo camerata) venivano alloggiati a pianterreno i prigionieri Esperimenticivili (uomini e donne) che attendevano il verdetto del procedimento per direttissima presso la Gestapo a Katowica. Le sessioni di questo tribunale avvenivano una volta al mese. Vi partecipavano il capo della Gestapo di Katowica, il dottor Rudolf Mildner con i suoi collaboratori, ed il capo della sezione politica del campo di Maximilian Grabner con suoi dipendenti: Lachman, Dylewski, Boger ed altri. In due-tre ore, il tribunale emetteva duecento verdetti di morte. I condannati dovevano spogliarsi e a due a due arrivare presso "Il Muro della Morte". Qui venivano uccisi i prigionieri del campo. I prigionieri chiamati durante l'appello, erano circondati dagli uomini delle SS e scortati fino al blocco n. 11. Da principio l'esecuzione avveniva mediante il plotone d'esecuzione, in seguito con un colpo alla nuca. Se il numero dei condannati alla fucilazione era esiguo, i progionieri venivano uccisi nel lavatoio situato nel corridoio vicino al cortile. Alle esecuzioni partecipavano gli ufficiali delle SS, ed i membri della guarnigione del campo. Tra i sottoufficali partecipavano attivamente i Rapportführer e gli uomini delle SS appartenenti alla sezione politica. Ecco come uno dei prigionieri descrisse l'esecuzione:71
"Alle domande investigative che vennero loro rivolte, Gilewicz, Wozniakowski, Szumanski, Lisowski-Paolone si difesero come noi dall'accusa di complotto militare. Le loro risposte e le loro spiegazioni non ebbero alcun significato perché già prima dell'interrogatorio erano stati condannati. La condanna a morte di decine di persone "garantiva la tranquillità nel campo". Per primi andarono "al muro di esecuzione"72 - il cononnello Dziama e il capitano Tadeusz Lisowski-Paolone, e vi andarono da soldati. Accostandosi al muro, Dziama si rivolse agli esecutori Stiewitz e Clausen per chiedere di non sparare dietro la testa con "il fucile a vento", ma di sparare con le pistole e direttamente in viso, come si fa ai soldati. Si vede che essi apprezzarono quel coraggio, perché accettarono la richiesta. Lisowski gridò ancora: "Viva la Polonia libera e indip...", e quelle furono le sue ultime parole. Essi perirono da soldati, da figli fedeli della Polonia non ancora sconfitta".
Nei sotterranei del blocco n. 11 le autorità del campo fecero la prima prova dell'uccisione in massa con gas ciclone B. La prova avvenne il 3.9.1941. Vi perdettero la vita 600 prigionieri militari sovietici e circa 250 prigionieri, trasportati dai blocchi dell'ospedale. Poichè il 4 settembre fu constatato che una parte dei prigionieri sopravviveva, gli uomni delle SS aggiunsero una porzione di ciclone. Il 5.9.1941, si cominciò a tirar fuori i cadaveri.73
  Blocco
Punizioni - Celle buie (Carceri)

Le celle dei sotterranei avevano aspetto e destinazione diversi. Nelle celle ordinarie si mettevano i prigionieri per le indagini, nelle celle buie per le punizioni e nel 1941 anche i prigionieri che durante l'appello venivano scelti dal comandante o dal dirigente del campo. Si faceva "la scelta" se si constatava la fuga di un prigioniero dal campo. Gli "eletti" venivano presi dal blocco a cui apparteneva il fuggiasco. Di solito si sceglievano dieci prigionieri, qualche volta venti. Collocati nella cella buia, i prigionieri non ricevevano nè da mangiare ne è da bere. Dopo alcune decine di giorni, essi morivano di fame. I prigionieri della camera buia (di superficie 7 m2) per scontare la pena restavano chiusi tutta la notte e al mattino venivano spinti al lavoro. Il soggiorno nalla cella buia fu descritto dal prigioniero Maksymilian K.:75
"Dopo cena, alle 21 circa, io andai al blocco n. 11. Nelle cantine di questo blocco si trovavano le celle di segregazione. Mi annunciai al blocchista insieme ad altre 38 persone, compagne della mia sorte, dicendo che dovevamo passare nella cella buia tre notti di punizione. Il blocchista, facendo il rapporto sul nostro numero al Blockführer, ci condusse nelle cantine e ci chiuse nelle celle n. 20. Quando si chiudevano i prigionieri nelle celle punitive, si faceva la perquisizione personale. Tuttavia quel giorno si dimenticò di farlo. Da ciò che "i kapi" tedeschi avevano sigarette, fiammiferi, candele e opuscoli da leggere. Alle 22 "i kapi" accesero le candele e comunciarono a leggere fumando sigarette. L'aria nella cella si fece sempre più irrespirabile e così calda che dovemmo toglierci le giacche, i pantaloni e le sottovesti. Alle 0,30 non si poteva più resistere. Gli uomini cominciarono a voltarsi, a toccarsi reciprocamente, a maledire: provarono persino a rompere la porta, che purtroppo non cedette. L'aria si fece sempre più irrespirabile, gli odori sempre più sgradevoli. I più deboli fisicamente caddero, i più forti cercarono di essere più vicini alla porta dove si respirava meglio. Poi tutti perdettero la coscienza e la mattina dopo le 5, quando la porta venne aperta, e fummo tirati fuori, nel corridoio, eravamo nudi. Delle 39 persone chiuse nella cella n. 20, ne sopravvissero 19. Di queste 19, sei ne furono portate in infermieria. Di queste sei, ne morirono quattro.
  Muro della morte
Stehzelle

La terza specie di celle erano le "Stehzelle". In esse venivano messi i prigionieri puniti o riacciuffati durante la fuga. La cella si divideva in quattro piccoli scompartimenti di centimetri 90x90 ciascuno. I prigionieri vi entravano carponi, da un'apertura presso il pavimento, come cani nel canile. In ogni scompartimento dovevano stare quattro prigionieri, quindi sedici in tutta la cella. L'aria entrava soltanto da un pertugio di centrimetri 5x5. I prigionieri non potevano sedersi , ne tanto meno coricarsi, e soffocavano per mancanza d'aria. I sopravvissuti al mattino erano spinti al lavoro e alla sera rinchiusi nuovamente. Se si trattava di un prigioniero ripreso durante la fuga, allora non riceveva nè da mangiare nè da bere: perciò doveva morire di fame. Le autorità del campo selezionavano periodicamente quelle celle. I prigionieri venivano uccisi nel cortile del blocco n. 11, o aggregati a una speciale compagnia chiamata "compagnia di punizione", dalla quale non era facile sfuggire alla morte.
Il comandante Höss, quando era in carcere, ricostruì con la memoria il regolamento delle punizioni applicate "ai prigionieri che non osservano l'ordine e la disciplina del campo".76 Il prigioniero che secondo le SS compiva un delitto, veniva denunciato da un rapporto scritto. Il comandante o il dirigente non controllava, ma in base al contenuto del rapporto condannava il prigioniero a punizioni diverse. Il prigioniero poteva essere punito per qualsiasi cosa, come risulta dei rapporti scritti che sono stati conservati. Si puniva il prigioniero per aver preso qualche pomodoro, per aver fumato sigarette, per aver soddisfatto i bisogni fisiologici durante il lavoro o per aver scambiato un suo dente d'oro con un pò di pane. Il regolamento era dunque una finzione e le punizioni avevano lo scopo di seminare il terrore nel campo e di sterminare i prigionieri.

Fustigazione

La punizione con la frusta veniva applicata su uno speciale cavalletto. Il numero ufficiale di colpi era 25, ma per il fervore delle SS venivano dati anche 75 colpi. La vittima doveva contare ad alta voce, in lingua tedesca, il numero dei colpi che riceveva. Per un errore di calcolo, si ricominciava da capo. I risultati di questa punizione sono illustrati dall'ex prigioniero Boleslaw Bicz:77
"Dopo 21 giorni di segregazione nella cella del blocco n. 11 i sanitari, una sera, ci tirarono fuori e ci condussero sulla piazza antistante il blocco n. 16 dove, alla presenza di Höss, Gabner e Krankemann ricevemmo 50 colpi ciascuno. Io svenni e fui trasportato nell'ospedale del campo. Ripresi conoscenza dopo due settimane; nella camera in cui mi risvegliai, c'erano 36 cadaveri. Dietro mia richiesta, il medico, - prigioniero Tadeusz G. mi trasferì in un'altra camera, si diede da fare per me e mi operò. Per 7 mesi, sotto il suo controllo, fui curato dalle ferite che si erano formate sul mio corpo in seguito ai colpi ricevuti. I glutei suppurarono, sopravvennero flemmoni e necrosi, perdetti la maggior parte dei muscoli del gluteo destro."
  Corridoio SotterraneoNello stesso tempo furono battuti con Bicz altri prigionieri. Uno di essi, Stanislaw Mrzyglod morì in seguito a quelle torture e a quelle botte.

Impiccagione sul piolo

"L'impiccagione sul piolo" consisteva nell'appendere il prigioniero con le mani legate dietro il dorso in maniera che egli poteva appena toccare la terra con la punta delle dita dei piedi. La punizione durava qualche ora. Fu applicata nel sottotetto del blocco n. 3 (1940) e dopo nel blocco n. 11.

Altre punizioni

Vi erano altre punizioni:
  1. Lavoro durante le ore di riposo; i condannati erano controllati dalle SS.
  2. Esercitazione o immobilità; erano esercizi punitivi "sport".
  3. Trasferimento ad altri campi (es. alla miniera di pietre di Mauthausen).
  4. Internamento in celle speciali nei sotterranei del blocco n. 11.

Compagnia di persone in punizione

Si deve riservare una speciale attenzione alla "compagnia in punizione". Il comandante Höss agnosticava che a tale compagnia fossero affidati i lavori più penosi - perciò la preparazione di fosse d'irrigazione sul terreno di Birkenau. I prigionieri della compagnia di punizione dovevano lavorare tutto il giorno - anche quando gli altri prigionieri avevano il diritto di riposare. Continuando, Höss dichiarò: "per questa compagnia vennero scelti "capi" particolarmente energici, tra cui, mi ricordo, il prigioniero Krankemann." L'aspetto di tale compagnia quando tornava al campo, dopo il lavoro, era terribile:78
Alcuni prigionieri venivano trasportati con "il carro a rulli" ed erano morti. Gli altri venivano trasportati con il carretto a mano. Quelli che dopo il lavoro potevano ancora camminare, ma che durante il tragitto perdevano con il residuo delle forze anche la capacità di andare avanti a tempo di marcia, venivano sostenuti a braccia dai colleghi. I rimanenti ancora vivi, venivano portati dai colleghi più forti con speciali barelle."
Le donne appartenenti a questa compagnia ripulivano i laghi per pesci dai giunchi. La compagnia di punizione femminile si trovava nei dintorni di Birkenau, nel villaggio Budy. Nell'autunno del 1942 esplose la ribellione. Le prigioniere cercarono di scappare dal campo. L'azione fu diretta dalle ebree francesi. Il comandante Höss così descrisse questa ribellione.79
"L'operazione avvenne nella tarda notte: appena ne fui informato, mi recai al campo e constatai che le francesi erano state uccise con stanghe e accette; alcune di esse erano state decapitate, altre erano state buttate dalla finestra del primo piano."
Le prigioniere incaricate ai servizi direttivi del campo, che non avevano perso la vita nel massacro, furono uccise dall'uomo delle SS, Klehr, con iniezioni al fenolo. Lo conferma lo scritto del 24.10.1942 del medico Kremer, la SS-Obersturmführer; egli nel suo diario dice:80"Sei donne della ribellione di Budy hanno ricevuto l'iniezione (Klehr)". Durante la ribellione perdettero la vita circa 90 prigioniere.

Torture

L'indagine concernente le torture, come ogni affare del campo, fu guidato dagli uomini delle SS della sezione politica. I prigionieri erano trattati disumanamente. Venivano loro carpite le unghie, inflitte punture con lancette di orologio nelle parti più sensibili del corpo, specialmente di quello femminile, fatte ingerire con uno speciale tubo grandi quantità d'acqua (soffocamento) a suon di bastonate. Molti prigionieri morirono durante gli esperimenti. Quelli che avevano subito le torture erano aggregati alla compagia di punizione, e questo significava la condanna a morte. Gli altri erano fucilati e impiccati.
  Sotterranei
Esecuzioni

La fucilazione dei prigionieri avveniva su diverse basi. Durante la prima esecuzione del 22.11.1940 si fecero fuori 40 polacchi. Diresse l'esecuzione il dirigente del campo Fritzsch, presenziò come testimone l'ufficiale delle SS Jäger, spararono gli uomini delle SS. Si fucilava per i delitti dei campi, come rappresaglia per l'Azione del Movimento di Resistenza del Paese, per l'azione politica prebellica, ed anche per diffondere il terrore ovunque. Le esecuzioni si compivano di solito sul cortile del blocco n. 11 ed anche nelle cave vicino al campo, nelle quali veniva scavata la ghiaia. I fuggiaschi acchiappati durante la fuga e i prigionieri che li avevano aiutati, spesso venivano appesi ad una forca trasportabile, eretta davanti alla cucina. L'impiccagione avveniva pubblicamente durante l'appello della sera. Il 19.7.1943 sulla piazza davanti alla cucina si costruì una forca comune destinata a 12 prigionieri. Essi furono impiccati dopo l'appello vespertino. Il fu prigioniero Wilhelm W. descrisse così l'esecuzione:81
"Dopo le formalità dell'appello, che quel giorno furono compiute rapidamente, si condussero sotto la forca i prigionieri Wozniak, Sikorski, Skrzetuski, Marcisz, Stawinski, Wojtyga, Kulikowski, Gancarz, Ohrt, Foltanski, Rajzer, Rapacz di fianco alla cucina, col viso rivolto alla piazza davanti agli occhi. La cerimonia era osservata da un gruppo di ufficiali delle SS, con il comandante Höss e il Lagerführer di fronte. Il corpo di guardia del campo era rafforzato. Intorno alla forca, agli angoli delle strade, stavano i Blockführer armati di carabine automatiche. Quando i condannati ebbero la corda sul collo, Höss si portò avanti al gruppo che lo circondava, accompagnato dall'interprete e cominciò a leggere il verdetto ad alta voce. Ma non finì di leggerlo, perchè Skrzetuski, il primo della fila, fece rotolare il banchetto di sotto ai piedi e si appese. Vedendo ciò gli ufficiali delle SS si avvicinarono ai condannati e tolsero i banchetti su cui erano appoggiati. Dopo l'esecuzione, Höss e gli uomini delle SS che lo accompagnavano, uscirono e a noi venne ordinato di tornare ai nostri blocchi. Dopo un pò arrivò il medico per constatare la morte degli impiccati. I loro corpi furono portati via la sera stessa."
L'ultima impiccagione dei prigionieri nel campo di Auschwitz avvenne il 30.12.1944. Perirono allora cinque prigionieri, tre austriaci e due polacchi, attivisti del Movimento di Resistenza del campo. Il prigioniero austriaco Franz Danimann descrisse così questa esecuzione:82
"Per primi furono condotti i polacchi. Alla vista della forca cominciarono a gridare nella loro lingua: "Viva la Polonia, viva la Libertà". Poi furono tirati su i comunisti austriaci Burger, Friemel e Vesely di Vienna. Percorsero silenziosamente e attentamente la breve distanza, disprezzando i loro esecutori. Sotto la forca si levò il combattente Friemel e cominciò a gridare forte:"Fuori il nazifascismo!" Avendo già la corda intorno al collo, continuò a gridare con la potente voce che si diffondeva vastamente intorno: "Viva l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, fuori la bruna infezione dell'assassinio". Ludwik Vesely fu l'ultimo. Già con la corda intorno al collo si mise a gridare: "Oggi a noi, domani a voi...""

Movimento di resistenza

Nelle difficili condizioni di vita del campo, sorse ed agì l'organizzazione contro gli hitleriani, che era illegale. Grazie ai contatti con i civili, circolarono informazioni sui crimini delle SS. Su uno scritto segreto del fu prigioniero Jozef Cyrankiewicz possiamo leggere:83
"Pure se siamo imprigionati, restiamo uomini della libertà e mandiamo al mondo libero notizie della nostra esistenza, della nostra battaglia per i diritti dei prigionieri politici. Noi stiamo dietro i fili di ferro come soldati e membri delle nostre nazioni. Chiediamo di essere trattati come soldati, chiediamo i diritti dell'uomo..."
Grazie all'aiuto dei civili, i prigionieri fecero venire segretamente nel campo il nutrimento e soprattutto i medicinali utili e necessari. I membri dell'organizzazione rubavano i cibi e i medicinali anche dai magazzini delle SS, perché fossero distribuiti ai malati. L'organizzazione faceva conoscere i nomi dei prigionieri, i nomi che venivano mandati alla Croce Rossa Internazionale. In una delle lettere segrete leggiamo al riguardo:84
"Bisogna mandare i nostri indirizzi in gran numero all'estero, affinchè i tedeschi siano consci che tutto il mondo è informato su Auschwitz. Bisogna mandare ad ogni Stato almeno 200-300 indirizzi. Si tratta di un'azione massiccia affinchè si possa essere fuori da ogni responsabilità. Sarebbe bene mandare gli indirizzi dei tedeschi nei lager, dei cechi e di altri, per esempio dei comunisti sovietici. In una parola è necessario sovraccaricare il campo di pacchi internazionali."
Per sostenere la resistenza dei prigionieri si organizzavano convegni segreti, durante i quali gli artisti preminenti facevano ricordare le più belle opere della letteratura della propria patria. Si celebravano messe nascostamente. Si informavano i prigionieri sulla situazione politica e strategica relativa ai fronti di guerra. L'organizzazione era soprattutto attenta alla battaglia contro i prigionieri criminali che adempivano le funzioni di blocchiste e capi, ecc... La battaglia mirava a far perdere i posti del campo a quei prigionieri che collaboravano con gli uomini delle SS. Sui posti già occupati dai criminali si cercava di mettere i prigionieri marcati coi triangoli rossi, cioè i prigionieri politici. Perciò questa azione si chiamava "Battaglia per l'autoamministrazione rossa". Nello stesso tempo si dirigeva il lavoro politico allo scopo di rafforzare la solidarietà internazionale contro il nazifascismo. I convegni dei dirigenti erano illegali ed avvenivano in una cameretta situata sotto la calinata che conduceva alla cantina del blocco n. 4. Nel blocco n. 20 (ospedale del campo), nella camera marcata ufficialmente Fleckfieberverdacht (sospetta di tifo) si scrivevano le lettere segrete. L'iscrizione sopra la porta di entrata proteggeva un po' dalle invasioni degli uomini delle SS, che temevano d'infettarsi di tifo. Le fughe dei prigionieri in gran parte erano preparate dall'organizzazione. Si aiutavano i fuggiaschi provvedendoli di falsi documenti e trovando loro nascondigli adatti. Coloro che fuggivano approfondivano i contatti già esistenti ed entravano nelle fila dei partigiani che agivano in prossimità del campo. Le comunicazioni mandate erano in tutto o in parte cifrate, a seconda della loro gravità. Per scrivere si usava soprattutto la carta delle sigarette. Le lettere segrete si fondevano nelle candele, si nascondevano nelle penne stilografiche, nelle sigarette, nelle chiavi e in oggetti simili che non destavano sospetto. Con questo non rischiavano di essere trovate dagli uomini delle SS, che perquisivano spesso i prigionieri che andavano o tornavano dal lavoro.
I prigionieri che lavoravano negli uffici del campo (camera di scrittura, sezione politica, ecc...) trasmettevano ai dirigenti dell'organizzazione notizie sulle azioni che le autorità del campo avevano intenzione d'intraprendere. Si facevano spesso copie o estratti di documenti nazisti per mandarli fuori del campo. Tutto ciò per documentare i crimini perpetrati nel campo dalle SS. La lista dei più grandi criminali delle autorità del campo (la lista degli esecutori), che fu approntata dal Movimento di Resistenza, raggiunse Londra, ivi fu pubblicata per radio. Questo evento intimorì le autorità del campo, tanto più che la situazione strategica generale premise la disfatta inevitabile del nazifascismo.
  Forca
Prova di liquidazione del campo

Gli hitleriani ebbero l'intenzione di liquidare il campo, bombardando e facendo esplodere le costruzioni, e uccidendo tutti i prigionieri (Piano Moll). L'organizzazione diffuse questa notizia fuori del campo e si diede da fare per evitare tale disastro. L'autore del piano fu il prigioniero Jozef Cyrankiewicz. Egli menzionò le forze della guarnigione delle SS, le armi da essa possedute e il numero dei prigionieri capaci di partecipare alla ribellione con le armi.

Ribellione dei prigionieri "Sonderkommando"

Insieme al piano delle SS di uccidere i prigionieri addetti al crematorio (Sonderkommando), ci fu la ribellione dei prigionieri stessi che bruciarono il crematorio IV e una parte del crematorio II a Birkenau (il 7.10.1944). Un prigioniero occupato nel Comando descrisse i preparativi della ribellione:65
"I contatti erano collegati con tutti i circoli. Noi ci avvicinammo al nostro lavoro per preparare qualcosa di concreto. I nostri alleati erano quelli che lavoravano negli altri "Comandi", in maggior parte russi."
Per aver accelerato i tempi della ribellione, essa non diede i risultati desiderati. Ma l'eroico comportamento di quei prigionieri fu guida per coloro che rimasero nella battaglia contro gli hitleriani. Il Consiglio Militare dell'organizzazione segreta di Auschwitz valutò così l'eventuale esplosione della ribellione avente lo scopo di liberare i prigionieri:86
"Il Consiglio Militare del campo pensa che l'azione per la liberazione del campo, sia totalmente che parzialmente, abbia un grande significato morale a causa dell'importanza internazionale di Auschwitz, che è uno dei simboli della Germania hitleriana.
Il Consiglio Militare non vorrebbe che l'azione per la liberazione di Auschwitz sia riguardata soltanto come un'azione di aiuto per i prigionieri. Il Consiglio Militare suppone che Auschwitz sia dal punto di vista militare una grandissima riserva di forze umane"