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Blocco 6 - Vita del Prigioniero PDF Stampa E-mail
Domenica 28 Settembre 2008 18:52

Arrivo al campo

Non tutti i trasporti di prigionieri furono selezionati sulla banchina ferroviaria. Alcuni furono diretti al campo dove subirono le cosiddette "Cerimonie di Benvenuto". I primi prigionieri furono sistemati nel campo il 14.06.1940. Erano 728 polacchi. Chiusi i portoni dietro i nuovi arrivati, questi venivano messi in fila; chi li guidava diceva che dovevano ricordarsi di questo: "che erano venuti nel campo, e che nel campo non esiste altra uscita oltre quella del tubo del camino del crematorio..."


Rasatura e bagno

I prigionieri erano spinti nel blocco 26, davanti al quale dovevano spogliarsi; ivi erano rasati e spinti nel bagno. Qui, al suono di botte e di grida, veniva versata su di loro acqua bollente o gelata. Qualche minuto dopo si cacciavano nudi nel cortile senza tener conto della stagione, e ricevevano le uniformi a righe, spesso troppo strette o troppo larghe, sempre strappate e sporche.
  Tatuaggio

Registrazione e tatuaggio

Si cominciava allora la registrazione. Si annotavano le generalità del prigioniero e lo si marcava con un numero. Nel campo di Auschwitz il tatuaggio fu fatto sull'avambraccio sinistro. I tatuaggi da principio venvano eseguiti con uno speciale timbro di metallo, che aveva i numeri fatti con aghi abbastanza grossi della lunghezza di 1 cm circa. In tal modo si tatuarono i prigionieri di guerra sovietici. In seguito si tatuarono con una lancetta fissata ad un cannello di legno. Il tutto assomigliava ad una penna per inchiostro. Dopo il tatuaggio, il numero era il solo segno d'identità del prigioniero e sostituiva il nome.

Marcatura dei prigionieri

Il prigioniero doveva cucire sui pantalorni e sulla blusa il numero, stampato in una stoffa speciale. Sopra il numero il prigioniero cuciva anche il triangolo. I triangoli erano diversi a seconda del motivo dell'arresto e della spedizione al campo. I triangoli in maggior parte erano rossi e si riferivano ai prigionieri politici. Il color verde serviva per riconoscere i criminali. Sul triangolo veniva scritta la prima lettera dello Stato di provenienza del prigioniero (in lingua tedesca).

Vestiario

Oltre al vestito, ogni prigioniero riceveva una camicia, un paio di mutande, zoccoli di legno o scarpe. Nel primo periodo di vita del campo di concentramento - fino al Dicembre del 1940, la maggior parte dei prigionieri non riceveva nè scarpe, nè berretti. I cappotti erano assegnati dagli uomini delle SS in inverno. Le prigioniere portavano vestiti a righe. Nel periodo antecedente, i prigionieri ricevettero i vestiti dei prigionieri di guerra e degli ebrei uccisi. Di ciò parlò Höss:37
"Cominciai, di mia iniziativa, a distribuire quanto restava degli ebrei uccisi ai prigionieri, e cioè le calde sottovesti e i vestiti marcati sul dorso col rosso..."
Le sottovesti venivano cambiate dopo qualche settimana. Riguardo alle catastrofiche condizioni del vestiario, il 7.11.1944 Oswald Pohl scrive ai comandanti dei campi di concentramento:38
"Non si possono tollerare le lamentele per la cattiva quantità dei vestiti: e neppure si può tollerare che il prigioniero venga considerato "miserabile" perché non ha, per esempio, gli stivali... Secondo me si dovrebbe insegnare al prigioniero a colpi di bastone come conservare le sue cose."

Numero dei prigionieri

Per tutto il periodo di esistenza del campo, si registrarono circa 405.000 persone di ambo i sessi, prigionieri di guerra sovietici, prigionieri da educare,39 zingari e anche prigionieri a disposizione della Gestapo di Katowice, che nel blocco 11 attendevano il verdetto del procedimento per direttissima. Di queste persone perirono 340.000 circa per le misere condizioni di vita del campo.

Quarantena

Dopo averne registrate le generalità, si mandavano i prigionieri in quarantena, dove vi restavano 6-8 settimane. La quarantena era un tormento senza tregua. I prigionieri erano sottoposti ad esercitazioni, dovevano imparare i canti di marcia tedeschi e - innanzitutto - venivano battuti e tormentati ad ogni passo. Poichè non lavoravano ricevevano un nutrimento ridotto, ancora più esiguo delle insufficienti porzioni di cibo che venivano date ai prigionieri ordinari. La quarantena aveva lo scopo di terrorizzare, di spezzare l'individuo psicologicamente e fisicamente. Ecco alcuni frammenti della vita in quarantena:
"Tutto era considerato mai fatto e la punizione consisteva nel saltare, rotolare, correre, voltarsi ecc... Dopo questo, doveva essere un godimento marciare cantando, a piedi nudi, sopra cocci, vetri e simili "opportunità" che causavano altre ferite, difficilmente risanabili per la sporcizia."40
Venivano bastonati terribilmente. Dovevano correre, saltare, arrampicarsi, girarsi intorno con le ginocchia su pezzetti di pietra. I più deboli cadevano a terra, i più anziani, i più corpulenti svenivano. Il sangue affluiva alla testa, il cuore scoppiava per la fatica eccessiva e per la debolezza, tanto più che dopo l'arresto non ricevevamo niente da mangiare."

Amministrazione del campo

Molto spesso coloro che erano in quarantena morivano. Se il prigioniero superava quel periodo, doveva lavorare in uno dei Kommando, cioè in una squadra di lavoro. Soltanto allora si rendeva conto che colosso fosse Auschwitz, diviso in tre parti indipendenti: il cosidetto campo base (Auschwitz I), con l'amministrazione centrale; il campo per gli uomini e quello per le donne (Auschwitz II o Birkenau), e il campo per gli uomini a Monowice (Auschwitz III o Buna). Quest'ultimo ispezionava circa 40 sottocampi dislocati soprattutto sul territorio della Silesia. Le autorità del campo di si dividevano in diverse sezioni. Per esempio: il comando, la sezione politica, la sezione dei dirigenti, la sezione dei lavoratori, l'amministrazione e l'ospedale. I dirigenti delle singole sezioni erano ufficiali delle SS ai quali era subordinato il personale formato anche da stessi uomini delle SS.

Autoamministrazione dei prigionieri

La cosiddetta "autoamministrazione dei prigionieri" era quasi prolungamento dell'apparato delle SS. Nel primo periodo di esistenza del campo l'autoamministrazione era formata da criminali di professione e si divideva in due sezioni: una controllava i prigionieri durante il riposo e l'altra durante il lavoro. Il cosiddetto "anziano" del campo (Lagerältester) capeggiava la prima sezione, e da lui dipendevano i blocchisti, i capicamera e gli scrivani: "il capo" comandava la seconda sezione e lo scrivano dirigeva gli affari amministrativi. Il personale di quella pseudo-autoamministrazione portava sulla manica sinistra speciali banderuole indicanti la sua qualifica.
  Appello

Appelli

Di solito la gionata del prigioniero cominciava con l'appello. Nel periodo iniziale dell'esistenza del campo, gli "appelli" avvenivano tre volte, poi due volte al giorno. Nel periodo finale, le autorità dei campi cercavano di sfruttare al massimo la giornata di lavoro, perciò facevano l'appello soltanto di sera. Lo scopo principale dell'appello era quello di accertare il numero dei prigionieri presenti. Poi il blocchista lo comunicava all'uomo delle SS, il quale ne constatava la veridicità e lo trasmetteva al sergente di giornata (RapportFührer).

RapportFührer

Tutti i rapporti, le cui formalità duravano 30 minuti, venivano comunicati al comandante del campo o al suo sostituto (Lagerführer). Durante l'appello, tutti i prigionieri, allineati a decine, dovevano stare sull'"attenti" a capo scoperto. La parola "appello", dal suono così innocente, terrorizzava i prigionieri. Gli appelli che duravano meno di un'ora erano rarissimi. Di solito venivano prolungati di propostito dagli uomini delle SS fino a raggiungere molte ore, senza riguardo alla temperatura. Nel campo delle donne accedeva di peggio, spesso durante l'appello le prigioniere venivano fatte inginocchiare con le braccia levate in alto. Il 6.07.1940 l'appello durò dalle 19 di sera alle 14 del pomeriggio successivo, dunque 19 ore circa, e le prigioniere dovettero restare sull'"attesa" o accoccolate. La prigioniera Sewerina Szmaglewska, così descrisse il procedimento dell'appello nel campo delle donne:42
"La capocamera, dopo aver calcolato il numero delle persone che erano davanti alle baracche, condussero fuori quelle febbricitanti o indebolite o in terra. Infine portarono fuori le agonizzanti e le distesero davanti al blocco per contarle. Quelle figure umane, stanche, immobili sulla terra umida, appena riparate da plaids bagnati nel fango, incatenarono gli sguardi delle donne sane da poco arrivate. Non si può distogliere gli occhi, perché ovunque, in ogni baracca, lo stesso quadro. Qualcuna bisbiglia quasi a se stessa. E' giusto che Auschwitz sia celata come un segreto, che i bambini non sappiano come muoiono le loro madri..."
I parenti più stretti non sapevano come erano periti i padri, le sorelle e i fratelli. Non potevano intuire la tragica verità di Auschwitz quando ricevevano il telegramma con cui le autorità del campo li informavano sulla morte del prigioniero.

Lettere scritte

Eppure qualche giorno prima dell'arrivo del telegramma il prigioniero aveva scritto: "La mia salute è buona e mi sento bene". Avveniva spesso che alla lettera dallo stereotipato contenuto "ich bin gesund" seguiva qualche giorno dopo il telegramma che annunciava la morte. I parenti non sapevano che con 15 righe vergate sulla carta da lettere del campo, sottoposte alle censura delle SS, il prigioniero aveva diritto di dire soltanto notizie positive e non poteva assolutamente scrivere la verità sulle difficili e inumane condizioni in cui si trovava.


La vita del prigioniero

La visione costante dei fili elettrici, la cui densa rete annullava ogni speranza di libertà, il quadro giornaliero dei camerati morti, l'ansia sulla sorte delle persone più vicine, tutto questo influiva negativamente sulla psiche del prigioniero. Se le forze fisiche lo permettevano, vedendo la sua condizione disperata, egli faceva l'ultimo sforzo e ... "andava contro i fli di metallo". Questo nel campo veniva chiamato suicidio. Se il prigioniero non periva paralizzato dalla corrente elettrica, veniva ucciso da una pallottola del guardiano, l'uomo delle SS. Il comandante del campo, Höss, così spiegò questo problema:43
"Per esperienza so che le condizioni psicologiche in cui vivevano i prigionieri nel campo giocavano un ruolo non inferiore a quello delle condizioni fisiche. Si devono menzionare l'incertezza e non la speranza di ricevere la libertà - (la maggior parte dei prigionieri veniva rinchiusa nel campo per un periodo indefinito) - e il terrore legato all'incertezza sul domani, che minacciava i prigionieri.
Spesso non conoscendo il motivo dell'arresto, i prigionieri crollavano psichicamente, perdevano il desiderio di vivere e concludevano che valeva la pena di rischiare quando si poteva essere fucilati da un momento all'altro. Fuggire equivaleva a suicidarsi. Perciò il suicidio era la più acuta espressione dell'abbattimento del prigioniero... Le donne da principio si comportarono bene, ma poi raggiunsero lo stremo delle forze fisiche e psichiche, e la loro caduta fu improvvisa..."
Le sfere dell'orologio del campo segnavano impietosamente e monotamente il tempo di vita che restava al prigioniero: dal gong del mattino al gong della sera, da un pasto all'altro, dal primo appello a quello in cui il cadavere del prigioniero veniva conteggiato per l'ultima volta.44
  Prigioniere

Pena giornaliera

Il campo di Auschwitz fu costruito con le forze dei prigionieri racchiusi in esso. I prigionieri lo ampliarono, costruirono vie e case, sanarono il terreno, ecc... Ciò è confermato da uno di essi:45
"Il lavoro consisteva nel caricare sui vagoni diversi pesi, nel demolire baracche, ecc... Tutto doveva essere fatto correndo; chi cadeva a terra per la stanchezza, era battuto, calpestato dagli uomini delle SS e dal "Kapò"...
Quando ritornavamo dal lavoro stanchi e spossati, dovevamo portare 5 mattoni ciascuno. Chi non faceva questo, era calpestato e tormentato in modo particolare. Io ero occupato nel trasporto di ruderi e principalmente della ghiaia alla fabbrica di calcestruzzo. Il lavoro era penoso. Dovevamo riempire i carri di ruderi e trascinare il peso fino alla fabbrica di calcestruzzo: tiravamo decine di carri al giorno."
Particolarmente penoso era il lavorare col cilindro a rulli, che veniva affidato soprattutto ai preti ed agli ebrei. Serviva per spianare la piazza di appello situata in mezzo al campo. Sulla piazza furono poi costruiti otto blocchi per i prigionieri. "Il kapò" Krankemann si distingueva per il suo straordinario sadismo; era un criminale di professione, incaricato di ispezionare il gruppo che lavorava con l'enorme cilindro a rulli. Oltre i lavori di costruzione e di demolizione del campo, i prigionieri dovevano compiere quelli inerenti il podere, allevando porci e animali da cortile; dovevano costruire camere a gas e crematori, prosciugare il terreno, impiegarsi negli stabilimenti industriali come: Deutsche Ausüstungswerke (DAW), Deutsche Erd-und Steinwerke (DEST) e molti altri. La fondazione degli stabilimenti e ampliamento dei laboratori artigiani sul territorio del campo di concentramento furono ordinati da Himmler durante la sua prima visita ad Auschwitz nel 1941 "di modo che - come spiegò il comandante Höss46 - anche sul campo dell'armamento dell'esercito tedesco, le SS occupassero il primo posto..."
  Costruzioni

I grandi stabilimenti industriali tedeschi profittarono del lavoro dei prigionieri

Nel 1942 e nel 1944 sorsero circa 40 filiali del campo di Auschwitz e collocate vicino alle fonderia, alle miniere e alle fabbriche silesiane. I prigionieri lavoravano nelle fabbriche di cannoni e di prodotti chimici, nelle miniere di carbone, ecc... In base alle notizie frammentarie ritrovate, sappiamo che nel Gennaio del 1943 i prigionieri furono occupati nell'industria di guerra per 60.837 giornate lavorative e nel Novembre di quell'anno per 537.000. Queste cifre aumentarono rapidamente col crescere del numero dei prigionieri addetti all'industria.
Le direzioni delle imprese industriali si rivolsero di propria iniziativa al Centro Economico Amministrativo (WVHA), diretto da Oswald Pohl, per chiedere l'assegnazione di prigionieri. Le ditte si accordavano spesso con le autorità del campo. Negli stabilimenti dislocati in tutto il Reich e sui territori occupati, lavorarono 500-600 mila prigionieri.47 Essi venivano scelti dei rappresentanti degli stabilimenti. Per questo ricevevano uno speciale foglio di permesso che li autorizzava ad entrare nel campo con il comandante.48 In uno dei suoi ordini, Oswald Pohl dava facoltà di approfittare il più possibile delle forze dei prigionieri. Secondo lui il lavoro dei prigionieri doveva essere "esauriente nel pieno significato della parola", cioè dare i massimi risultati. La durata del lavoro era illimitata.49 Conformemente a quest'ordine i prigionieri lavoravano 12 ore al giorno con una breve pausa per il pranzo. Se i risultati del lavoro non erano soddisfacenti per le SS, il prigioniero era punito. Perciò nel rapporto del 29.06.1943 è detto che il prigioniero Juda F. deve stare cinque notti consecutive "in piedi" nella cella e adempiere al lavoro di punizione. La IG-Farbenindustrie riceveva di preferenza il lavoro dei prigionieri che le venvano assegnati in base ad uno speciale ordine di Himmler.50
  Lavoro

IG-Farbenindustrie

La IG-Farbenindustrie produsse benzina sintetica e gomma elastica a Monowice. Poichè Göring la favorì, si fecero sloggiare gli abitanti e distruggere le case per costruire la fabbrica. Il dottor Otto Ambros, un'autorità di quella ditta, in una lettera del 12 Aprile 194151 definì la collaborazione delle SS una "benedizione". Quando poi la IG-Farbenindustrie comprò le miniere Fürstengrube e Janinagrube, i prigionieri furono mandati ad estrarre il carbone per fabbricare a Monowice benzina e gomma elastica. Ecco come il dottore E. Bertold, prigioniero, descrisse il lavoro negli stabilimenti di Monowice (Buna - Auschwitz III):52
"Per recarsi al luogo di lavoro, i prigionieri dovevano percorrere 4-6 km. Oltre a ciò dovevano star ritti per l'appello del mattino e della sera da una a due ore. Dunque, a quelle condizioni non potevano vivere più di 3-4 mesi; perivano stremati di stanchezza e debolezza. Io come medico non partecipavo personalmente a quel penoso lavoro, ma dovevo prestare la mia opera in ambulatorio. Ivi bendavo i malati e li assistavo cime meglio potevo. Venivano da me ogni giorno 500-600 pazienti. Accadeva spesso che durante il lavoro i prigionieri venivano bastonati gravemente. Perciò ogni giorno almeno dieci persone venivano trasportate all'ambulatorio morte o moribonde..."
Il comandante Höss confessò di sapere che i funzionari di diverse ditte trattavano male i prigionieri alle loro dipendenze, persino battendoli.53 Nel rapporto settimanale54 che va dall'8 al 21 Febbraio 1943, l'ingegnere Faust della IG-Farbenindustrie notò che le SS erano impegnate "a far fuori tutti i prigionieri deboli". "Far fuori" nel gergo delle SS significava dirigere i prigionieri malati verso le camere a gas, perchè la ditta pagava soltanto le giornate effettive di lavoro dei prigionieri. In soli tre anni perirono negli stabilimenti della IG-Farbenindustrie a Auschwitz circa 30.000 prigionieri.
  Krupp

Il lavoro dei prigionieri aumetntò le entrate delle SS e dei grandi stabilimenti industriali

La IG-Farbenindustrie realizzò considerevoli entrate grazie al lavoro dei prigionieri. La ditta pagava alla cassa del campo 4 marchi per ogni giornata lavorativa di un esperto e 3 marchi per quella di un lavoratore non specializzato. In tal modo, in soli sette mesi di lavoro dei prigionieri e nove delle prigioniere, le autorità del campo ricevettero più di 12 milioni di marchi. Considerevoli in ogni modo furono le imprese che avevano i prigionieri alle loro dipendenze. La IG-Farbenindustrie, alla quale apparteneva anche la ditta "Degesch"55 che produceva lo zyklon B per uccidere gli uomini nelle camere a gas, dal 1941 al 1944 aveva incassato quasi 300.000 marchi per la vendita di questo gas. Soltanto ad Auschwitz furono usati in quello spazio di tempo circa 20.000 kg di zyklon. Sencondo le parole di Höss, per uccidere 1.500 uomini occorrevano 6-7 kg di zyklon B.56 L'industria nazista si sviluppò grazie allo sterminio dei prigionieri, approfittando del loro lavoro. In questo modo si arricchirono le grandi ditte industriali di Krupp, IG-Farbenindustrie, Hermann Göring-Werkw, Siemens e molte altre. Dunque la scritta "il lavoro rende liberi", collocata sul portone principale del campo di Auschwitz, era pura ironia come constatò il comandante Höss:57
"Ad Auschwitz questa scritta era un anacronismo, sembra una burla e uno scherzo, perché seguendo la sua istigazione alla diligenza, nessuno degli onesti prigionieri raggiungeva la libertà..."

Fame

Il prigioniero riceveva da mangiare tre volte al giorno. Per la colazione del mattino riceveva circa mezzo litro di surrogato di caffè e di infuso di erbe, con 5 grammi di zucchero. La zuppa calda era preparata a mezzogiorno, tuttavia per qualche tempo essa fu versata nelle gamelle e vi restò fino a sera. Così il prigioniero la mangiava fredda. La zuppa consisteva in patate, rape o cavoli, con un minimo di carne o di grasso. Spesso per la zuppa si usavano i cascami della selezione di prodotti nutritivi, fatti venire in grande quantità. Poichè i cascami non erano puliti, nella zuppa si rinvenivano diversi oggetti, quali per esempio striscie di carta, ecc... La cena consisteva in un mezzo litro di surrogato di caffè o di infuso di erbe, in Pranzo 300-350 grammi di pane e in diversi supplementi: 20 grammi di salame, 30 grammi di margarina, un cucchiaio da minestra di marmellata o 30 grammi di giuncata. I supplementi variavano ogni giorno. Qualche volta di venerdì davano cinque - sei patate di media grandezza, cotte con la buccia. Il contenuto di calorie nel nutrimento giornaliero era di 1.300-1.700 kilocalorie, dunque inferiore a quello che occorre normalmente per un organismo umano in riposo. La crescente mancanza di calorie contribuì all'insorgere di malattie per fame. Quando le riserve erano esaurite, veniva la morte. Il prigioniero affetto da deperimento organico, secondo lo slogan del campo veniva chiamato "mussulmano". La figura del "mussulmano" somigliava a uno scheletro, con le ossa a malapena coperte dalla pelle, con lo sguardo errante. L'affamato "mussulmano" si muoveva lentamente, non avendo la forza di portare il peso del proprio corpo. L'apatia e la sonnolenza erano i sintomi caratteristici della malattia e della fame. L'inibizione fisica generale era accompagnata dall'esaurimento psichico che consisteva nell'indifferenza e nel disinteresse per il mondo circostante. Il "mussulmano" non sapeva concentrare i suoi pensieri; la sua capacità di memoria spariva a tal punto che egli non sapeva persino dire il proprio nome. Secondo i calcoli del Dr. Hans Münch, il medico dell'Istituto di Igiene delle SS,56 circa il 75% dei prigionieri del campo di Auschwitz era nutrito insufficientemente. Da un suo rapporto documentato risultò che a causa dell'insufficiente nutrimento i prigionieri potevano vivere dai 3 ai 6 mesi, secondo il genere di lavoro che eseguivano (pesante, meno pesante, leggero).59 Le analisi mediche fatte ai prigioieri di Auschwitz liberati dall'Armata Sovietica, mostrarono che il peso dei loro corpi era di 30-40 chili. Dunque, il 50-70% in meno del peso di un uomo normale. Il prigioniero poteva evitare di ammalarsi per fame se riusciva a trovare il nutrimento necessario a compensare quello che gli mancava. Poteva riuscirci col supplemento di cibo che gli veniva dato per i lavori pesanti, o con i pacchi che riceveva dei familiari, o rubando negli approvviggionati magazzini delle SS. Quest'ultimo mezzo, nello slogan del campo, era chiamato "organizzazione del nutrimento". Tuttavia non si aveva diritto di identificare l'organizzazione con il furto. Ne spiegò la differenza l'ex prigioniera Seweryna Szmaglewska:60
"Nella lingua del prigioniero politico "organizzare" significava attingere il necessario, senza nuocere ad alcuno... Se il magazziniere dà il pane che ammuffisce ai suoi camerati, questo si chiama organizzazione.
Se la kapò del blocco dà qualche pane in più ai suoi camerati per i servizi ricevuti e lo preleva dalla razione giornaliera di tutti i prigionieri, questo significa rubare. Nel campo parecchie baracche erano adibite a magazzino; i prodotti, di diverse specie, di tanto in tanto venivano spediti in Germania. Saper distribuire nel campo, senza farsene accorgere, una parte considerevole di utilità per facilitare la vita dei compagni, ad Auschwitz significa "organizzare"..."
Tra i rapporti di punizione ritrovati, ce ne sono alcuni che riguardano la punizione di prigionieri appartenenti alla "organizzazione del nutrimento". Il 13 Giugno 1944, il prigioniero nr. 158501 fu condannato a lavorare sotto controllo, dieci domeniche di seguito, per aver mangiato gli avanzi del pane destinati ai porci; il giorno 20.09.1944 il prigioniero Albert Aelion fu punito per aver rubato cavoli crudi.


Furto dei cibi destinati ai prigionieri da parte della SS

I prigionieri avevano fame anche perchè le SS rubavano nei magazzini. L'ex prigioniero Stanislaw D., che lavorava in qualità di giardiniere presso il comandante Höss, constatò che il comandante organizzava lussuosi ricevimenti (Himmler, Pohl, ecc...). Prima dell'arrivo degli ospiti, la moglie di Höss chiedeva i cibi di cui aveva bisogno. I prigionieri portavano i prodotti prelevandoli del magazzino del campo, diretto dalle SS-Unterscharführer Schebeck. Ecco come il prigioniero descrisse il prelevamento die cibi per la famiglia Höss:61
"Da principio portavo i cibi con un cesto, dopo usavo il carretto. Per la cucina privata di Höss prelevavo dal magazzino: zucchero, farina, marmellata, diverse polveri dolci, spezie per zuppa, maccheroni, avena, cacao, cannella, semolino di frumento, piselli ed altri prodotti. La moglie di Höss non era mai contenta, parlava sempre di ciò che le mancava per cucinare. I prodotti che le portavo, in parte erano usati per la sua cucina, in parte venivano mandati ai suoi parenti in Germania. Nello stesso modo approvvigionavo la cucina di Höss con il latte e con la carne della macelleria del campo, ma i coniugi Höss non pagavano ciò che ricevevano..."
Il quadro della vita privata e familiare del comandante che gode l'agiatezza, si riflette tragicamente sulla vita delle prigioniere che egli vede ogni giorno, che così le descrisse nella sua autobiografia:62
"Quando le donne erano giunte allo stremo delle forze, la fine veniva rapidamente. Esse vagavano sul terreno, come fantasmi, prive di volontà, fino al giorno in cui morivano silenziosamente. Quei cadaveri vaganti presentavano un quadro terrificante."
  BambiniLe scene di terrore sono state presentate in forma plastica dai pittori che furono prigionieri ad Auschwitz. Nella loro memoria rimasero impressi i momenti più caratteristici della vita del campo, che si ripetevano sovente. Quelle scene dipinte fedelmente hanno valore documentario e sono un terribile rapporto dei crimini nazisti.

La sorte delle donne e dei bambini

La sorte più terribile era quella delle donne incinte e dei bambini che da principio furono condotti direttamente nelle camere a gas. Tuttavia vi furono dei casi di parto nella canna fumaria. Più spesso la madre moriva di infezione. Se il parto aveva buon esito, il medico delle SS prendeva il bambino e lo uccideva. Nel 1943 i neonati di razza ariana, con il consenso ufficioso delle SS, avevano il diritto di vivere. Venivano annotati nel registro del campo; e siccome erano troppo piccoli, venivano tatuati sul femore o nei glutei, invece che nell'avambraccio sinistro. Quei bambini morirono presto, nonostante gli sforzi sovrumani delle dottoresse e delle infermiere prigioniere. Sopravvissero quei pochi che nacquero poco tempo prima della liberazione del campo. Il secondo gruppo di bambini proveniva dei terreni di Zamosc, dopo la repressione della rivoluzione di Varsavia o dai trasporti dei civili provenienti da Minsk e da Witebsk. Accadde pure che per la disattenzione delle SS, penetrarono nel campo insieme agli adulti i bambini ebrei. Di tanto in tanto le SS selezionavano anche i bambini. Il dottore E.Berhold, professore di pediatria e prigioniero delle SS, fece una commovente descrizione di una di quelle selezioni:63
"Per la selezione dei bambini, gli uomini delle SS fissarono una stanga dell'altezza di 1,2 m. Tutti i bambini che passavano sotto la stanga andavano al crematorio. Essendo coscienti di questo, i bambini piccoli alzavano più che potevano le loro testoline per trovarsi nel gruppo di quelli destinati a vivere..."
prigionieri liberati I bambini dovevano sottostare agli stessi rigori degli adulti. Gli adulti si adoperavano in modo di aiutare i bambini. "Organizzavano" per essi un supplemento di cibo o li riparavano dal lavoro. Il medico prigioniero dottor Otto Wolken si occupò del dodicenne prigioniero Luigi Ferri, dopo la separazione dalla nonna perita nella camera a gas. Il ragazzo non si rendeva conto delle condizioni di vita del campo e una volta raggiunse il medico delle SS, il dottor Thilo chiedendo di essere lasciato accanto alla nonna (che era morta lo seppe soltanto dopo). Allora il dottor Thilo disse al Rapportführer Kurpanik, che lo accompagnava: "Che domani non venga più qui questo ragazzo". Diamo la voce a Luigi Ferri:64
"Dopo questo dialogo tornai al blocco n. 2 e piansi tanto per il timore di essere ucciso. Allora conminciarono ad interessarsi di me i prigionieri più adulti "che servivano nelle camere" e il dottor Wolken ... che disse di volermi aiutare, e cercò di nascondermi, cioè di trasferirmi ad un altro blocco."
Il ragazzo fu nascosto in diversi blocchi. Cosciente del pericolo che lo minacciava così parlò:
"Nell'Agosto e nel Settembre del 1944, arrivarono nel blocco n. 13 quattro trasporti di bambini provenienti da Varsavia... Quando alla fine di Settembre ci fu la minaccia di una selezione, il dottor Wolken mi trasferì nel blocco n. 13, perché ivi non avvenivano selezione per la camera a gas."
Passando ad Auschwitz, l'Armata Sovietica liberò anche circa 200 bambini.